Il ritorno degli occhiali

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Ieri sono tornati da me anche i miei occhiali da lettura. Hanno fatto un giro diverso dal mio.
Li avevo dimenticati nell’ostello di Ulan Bator, preso dalla fretta di non perdere il treno della mattina presto per Pechino.
Fortunatamente in ostello con me c’era Florian “occhio di falco” (il suo soprannome non è dovuto alla sua vista migliore della mia, ma gli è stato affibbiato da uno dei disagiati mentali di cui ha cura in Francia), l’unico cicloviaggiatore con cui ho condiviso un pezzo di strada durante la mia lunga passeggiata.
Florian aveva preso un percorso identico al mio, partendo però da Toulouse; e ci siamo incrociati solo in Mongolia alle due di pomeriggio di una bellissima giornata di sole, ambedue increduli di vedere un altro scoppiato in bici da quelle parti.
Anche lui è andato a Pechino, dopo di me. Fortunatamente per me e  per i miei occhiali doveva restare a Ulan Bator in attesa del visto cinese, quindi ha avuto il tempo di recuperare le lenti in ostello e spedirmele.
Avevo anche pensato di passare in Francia per recuperarli, ma l’aero da Cuba a Parigi costava oltre 1.500 eurozzi, mentre per Madrid solo 710.
Quindi me li ha spediti e sono arrivati ieri. Birra pagata per Flo.

Schwalbe antiforatura addio, meglio le tip top

L’episodio dell’esplosione della gomma posteriore in pieno altipiano mongolo è uno di quegli avvenimenti che mi continuano a ronzare malamente in testa. Si trattava, riassumo, di una Schwalbe Marathon plus Tour. Avevo scelto quel tipo di coperture proprio per evitare di avere problemi e di portare con me un copertone di scorta. E stavo proprio per fare un Tour. Continua a leggere

A casa del Grande Inquisitore, Pedro Arbues

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Attaccato su due fronti, il raffreddore e il maltempo, decido di restare un giorno fermo a Saragozza.
Mi trascino per l’ostello, in pareo, maglietta e mal di testa. Così, non avendo niente di serio da fare, guardo meglio quest’ostello trovato per caso passando lungo calle de los Predicadores diretto alla piazza principale, il Pilar.
È un edificio che risale al XV secolo, ben ristrutturato in occasione della locale Expo del 2008 (mai sentita prima) e gestito da Hostelling International.

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Serve molto ai pellegrini del Camino di Santiago: qui ne passa uno dei tanti, quello dell’Ebro. L’ostello è infatti invaso da anziani tarantolati, in questo caso francesi.
M’incuriosisco, sorseggiando il caffè, per un murale sadoreligioso, in stile tatuaggio vintage:

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Due tizi assassinano un prete: qui c’è una storia, mi dico.
“Quello? Ricorda l’assassinio del grande inquisitore di qui, Pedro Arbues. Questo palazzo era casa sua”, mi dice Javi’, uno dei gestori dell’ostello.
Arbues venne ucciso, in realtà da 8 persone, nella cattedrale qui vicino. Era odiato da molti per la ferocia delle sue persecuzioni, e per i molti morti torturati e bruciati che la sua azione provocò. Giunse al suo prestigioso incarico inviato direttamente da Torquemada, suo grande estimatore. Si era sotto il regno di Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castilla, gli stessi che sponsorizzarono il viaggio di Colombo e allo stesso tempo foraggiarono quel fenomeno orrendo chiamato Inquisizione.
Saragozza fu conquistata nell’VIII secolo dagli arabi, che rimasero qui quattrocento anni facendo dell’antica Cesar Augusta, da loro tradotto in Saragusta, un centro di eccellenza per le arti e la cultura. In particolare per la tolleranza religiosa tra musulmani, cristiani ed ebrei.
Probabilmente viene da questa lunga tradizione il classico ribaltamento della frittata: tornata in mani cristiane, Saragozza vide uno dei periodi piu feroci della persecuzione ebraica in Spaga.
Arbues, il protagonista principale di questa persecuzione, venne beatificato da Alessandro VII nel 1662 fatto santo e martire da Pio IX nel 1867.
Dopo il suo omicidio si scatenò una nuova persecuzione.
Don Pedro lavorava anche a casa, tenendo alcuni processi nel sotterraneo. Che oggi è un bel locale dove si beve e si suona musica dal vivo, ieri una lunga nottata jazz.

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I devotissimi locali ed esteri sciamano tra le due grandi chiese, quella del Pilar e quella del Salvatore, acquistando souvenir del consueto pregio

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e in generale intralciando le pedalate dell’incauto ateo che si avventura tra vicoli e basiliche.

Non sono entrato nel castello dell’Inquisizione, che sono andato a cercare per curiosità, perché all’ingresso (5€) non mi hanno fatto mettere la bici nel parcheggio, notevolmente ingombro, dedicato alle macchine del personale. Lo si trova sul web (vedi foto sotto) cercando Aljaferia, costruito dagli arabi e residenza della dinastia musulmana regnante.

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Girellando, trovo pure una pessima statura di Cesare, sul viale a lui dedicato:

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Viale che, a differenza di quello dei Fori Imperiali a Roma, dove un altro regime ha posto statue simili, è percorso da un moderno tram. Cosa che sui trafficatissimi Fori Imperiali (non si creda alle fole sulla truffaldina pedonalizzazione) pare non si possa fare per il veto della Soprintendenza ai Beni archeologici.

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